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"Il Dono della Vita"

Il mio saluto al Cardinale Dionigi Tettamanzi

di Elio Sgreccia

Con S.E. Dionigi Tettamanzi ho intessuto un doppio legame durante l’arco della nostra vita, un legame di amicizia e un legame di riconoscenza.
Da quando giunse a Roma come docente di teologia morale e fu nominato direttore del seminario lombardo, quando fu poi vescovo di Ancona – Osimo, e successivamente segretario generale della Cei, posso dire di essere stato un suo alunno perché per occuparsi di Bioetica era necessario confrontarsi con la teologia morale e quindi con lui.
Gli devo riconoscenza per aver guidato e sostenuto concretamente negli anni, come segretario CEI, il reperimento di fondi per mandare avanti l’Istituto di Bioetica, che richiedeva cospicui ingressi sia per i docenti che per le ricerche. In quegli anni eravamo sempre in contatto perché prima di rilasciare interviste ufficiali ero solito parlare con lui per essere sicuro di saper ben esprimere e ben interpretare il pensiero della Chiesa su quei temi così controversi.
Abbiamo viaggiato insieme spesse volte in giro per il mondo, ed eravamo insieme anche quando, durante uno di questi viaggi, abbiamo rischiato la vita quando d’improvviso ci siamo trovati assaliti dai un branco di cani a Rio de Janeiro.
Verso di lui ho una comunanza di sentimenti e di obbligazione e mi piace esprimere in questa circostanza il mio affetto e il mio accompagnamento nella preghiera, ringraziandolo anche per la sua illuminazione e lungimiranza su molti temi che continuano ad interrogarci ancora oggi.

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