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"Il Dono della Vita"

Nessuna vita umana è “inutile”. Riflessioni sulla vicenda di Vincent Lambert.

La morte di Vincent Lambert, infermiere francese, tetraplegico dal 2009 a causa di un incidente stradale, in stato di minima coscienza, al quale è stata sospesa (“per legge”) idratazione e alimentazione (considerate erroneamente accanimento terapeutico) allo scopo di procurargli la morte, solleva inquietanti riflessioni antropologiche, etiche e giuridiche che possono riguardare molte persone nella sua stessa condizione.

Questa drammatica vicenda di eutanasia omissiva (per eutanasia si intende un’azione od un’omissione che di natura sua e nelle intenzioni procura la morte, allo scopo di eliminare ogni dolore”, Giovanni Paolo II, Evangelium vitae, 65) riaccende un doveroso dibattito sul fine vita, che coinvolge anche l’Italia (per il prossimo appuntamento legislativo di Settembre), soprattutto in riferimento al fatto che uno Stato assuma il potere di diventare padrone della vita e della morte.

Eppure, la morte si accetta ma non si procura riducendo in fin di vita chi non lo è, anche considerando che sullo stato di minima coscienza ormai esistono notizie documentate e inequivoche.

A tal proposito, oltre alle testimonianze di risveglio dopo molti anni di persone nella stessa condizione di Lambert, si suggerisce la lettura del volume di Adrian Owen Nella zona grigia. Un neuro scienziato esplora il confine tra la vita e la morte, Mondadori 2019.

Perciò, l’Associazione Donum vitae, nell’esprimere dispiacere e rammarico per questa forma di eutanasia mascherata, afferma la negatività di ogni forma di eutanasia e auspica, a partire dall’Europa, una maggiore sensibilità verso il rispetto dell’essere umano, in ogni condizione di vita, dal concepimento alla morte naturale. Inoltre, nella consapevolezza che non esistono vite umane “inutili”, esito di una cultura dello scarto, invoca una maggiore applicazione delle cure palliative (Legge 38/2010) nell’accompagnamento alla morte.

L’Associazione, infine, richiama a vigilare sulla mentalità eutanasica e a rifletter sulle motivazioni che la rafforzano, in particolare su quelle economiche (tra le quali, la ricerca di risparmio in ambito sanitario) e su quelle ideologiche, secondo le quali l’essere umano è valutato in chiave funzionalista, cioè in base all’esercizio delle sue funzioni e non in chiave personalista, cioè, in base al valore ontologico dell’essere, che è indipendente da tale esercizio, come suggerito dalla visione messa a punto, promossa e testimoniata da Elio Sgreccia, fondatore della Donum vitae e padre della bioetica personalista, recentemente scomparso.

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