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Antonio Socci (Rizzoli)
Recensione di Stefano Degli Abbati
Un venerdì di luglio dell’anno scorso, in occasione di una bella iniziativa, organizzata da don Sergio presso la sua parrocchia a Colle Oppio, ho avuto il particolare privilegio di incontrare ed ascoltare Antonio Socci, noto giornalista e scrittore cattolico, che volle parlare, più che dei singoli temi trattati nelle sue pubblicazioni, del senso che le pervadeva e le legava. Così incominciò a parlare dello “sguardo di Cristo”, ed in particolare si soffermò - cercando di immaginare quello sguardo - sull’episodio evangelico della “bambina morta, anzi dormiente” che Gesù riporta in vita dicendo “Talita Kum” (“agnellina, alzati!”). Tutti i presenti fummo fortemente coinvolti dalla evocazione commovente di Socci nel raccontare l’episodio evangelico; nessuno poteva immaginare che la famiglia Socci avrebbe vissuto realmente, solo un paio di mesi dopo, quell’evento drammatico, motivo della stesura di questo libro. Caterina, la primogenita ventiquattrenne di Antonio e Alessandra Socci, il 12 Settembre 2009, per un arresto cardiaco sine causa, entra in coma e da quel giorno inizia per lei e per i suoi familiari un calvario, comune purtroppo a quello di molti altri, spesso giovani coinvolti in incidenti stradali. Ma nel caso di Caterina - come afferma lo stesso papà che scrive - quel dramma che sarebbe dovuto rimanere intimo si è trasformato, in modo incontrollabile, in preghiera pubblica e invocazione comunitaria. È avvenuta una sorta di chiamata alla testimonianza di Fede, in un frangente che già di per sé è “prova” per tutti quelli che ne sono coinvolti. In questo libro Antonio Socci rievoca, con molta forza e coraggio - adesso che Caterina è uscita dalla parte più buia del tunnel del coma e sta faticosamente sostenendo il percorso della riabilitazione - tutto il periodo, fino ai primi segnali di risveglio di Caterina, di questa durissima prova. L’intento è quello di fare partecipi del “piccolo grande miracolo, che questa ragazza compie inconsapevolmente dal suo letto d’ospedale: la sua sofferenza si traduce in un messaggio di luce per la vita dei tanti che — nei fatti o con il pensiero — le sono vicini”. Ciò che potrebbe sembrare una violazione della sfera più privata, quella del dolore e dell’angoscia, è diventata mediante la partecipazione collettiva (testimoniata dai numerosi messaggi e dalle preghiere comunicate personalmente alla famiglia o tramite messaggi sul blog di Antonio Socci o ancora per mezzo di Radio Maria), una condivisione davvero sentita, una straordinaria catena di solidarietà e di preghiera, uno spettacolo di fede e amore offerto non solo dagli amici, ma anche dai numerosi lettori del blog di suo padre. Fra di loro molti sono atei e agnostici, eppure l’esperienza di Caterina ha spinto queste persone a riscoprire il significato e il valore della preghiera, a ritrovare il senso di una fede perduta o lasciata in disparte. Ed è proprio questo miracolo d’Amore che si compie nell’attesa del miracolo della guarigione della figlia, che Socci racconta in queste pagine: i tormenti, il dolore, ma soprattutto le consolazioni derivanti dall’affidarsi quotidiano della sua famiglia a Gesù Cristo, dalle sue continue invocazioni alla Madre, dalla frequenza con la Parola e con le parole dei Santi e di autori amati (Emmanuel Mounier, che pure ha avuto una figlia gravemente malata e, naturalmente, Don Giussani, fondatore e anima di Comunione e Liberazione, movimento del quale i Socci fanno parte) e, appunto, dei numerosissimi “amici “ che hanno sostenuto Caterina e la famiglia con la preghiera e il loro “io sono con te!”. Il diario di Socci è il diario di un papà durante il viaggio nella prova, dentro una grande sofferenza ma sostenuta e vivificata dal conforto di una Fede vissuta profondamente e in comunione con gli altri, una Fede precedentemente accolta ma ora profondamente riscoperta sin nelle radici, come la stessa grandezza del mistero di una vita, quella ferita di una figlia. In questo suo coinvolgente diario, Socci ci mostra che con la Fede (nella presenza viva di Gesù fra noi) e la preghiera possiamo trovare un aiuto straordinario per superare i momenti più drammatici della vita. Il libro si conclude con i primi segnali del risveglio di Caterina: una sera del gennaio 2010, mentre sua madre le sta leggendo un divertente passo de “Il giovane Holden”, Caterina si lascia andare a una bellissima e contagiosa risata. Sarà la prima di tante risate e tanti “amen” che ridonano la speranza, pur nella consapevolezza di un cammino di cure e riabilitazione ancora tutto da compiere e che prelude ad altre fatiche e ad altre paure. L’Autore ha deciso, insieme alla sua famiglia, di impiegare i proventi della vendita del libro per sostenere alcune opere di carità e di evangelizzazione missionaria, come il Meeting Point International fondato da Rose Busingye che in Uganda aiuta donne poverissime e malate di AIDS, di cui ci aveva parlato lo stesso Socci, quella sera di luglio dell’anno scorso, facendo riferimento allo “sguardo d’amore” che può convincere anche chi, come quelle donne, è avvolto dalla disperazione a lasciarsi guidare verso la Speranza. Cosicché – come afferma lo stesso Socci nel suo blog – “da un grande male che ha colpito la nostra famiglia, per grazia di Dio, possano nascere un bene e un conforto per tanti che sono sottoposti a dure prove”. |